Autovelox: rischio multe dal 4 maggio 2026 con il Decreto Salvini

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13 Marzo 2026, di Barbara Weisz – PMI.it

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha sciolto le riserve sulla regolarità degli autovelox e sulla validità delle sanzioni amministrative durante un recente question time alla Camera. Il cuore della questione riguarda il nuovo decreto ministeriale che punta a sanare il vuoto normativo tra approvazione e omologazione, introducendo una distinzione netta basata sull’anno di installazione: i dispositivi approvati dal 2017 in poi saranno considerati automaticamente conformi, mentre per gli altri si apre una fase di verifica tecnica che scadrà il 4 maggio.

Omologazione autovelox: la distinzione tra dispositivi pre e post 2017

L’intervento del MIT mira a stabilizzare un quadro normativo reso incerto dalle recenti pronunce della Corte di Cassazione, che nel 2024 ha sancito la nullità delle multe elevate con apparecchi soltanto approvati ma non correttamente omologati. Il nuovo schema di decreto stabilisce che la coerenza con i requisiti tecnici sia garantita per tutti i dispositivi autorizzati negli ultimi nove anni.

Per gli apparecchi precedenti al 2017, la situazione resta complessa: l’utilizzo sarà consentito esclusivamente se il prototipo risulterà adeguato ai nuovi standard tecnici definiti dal ministero. Questa distinzione punta a ridurre il contenzioso legale, che oggi vede la stragrande maggioranza delle sanzioni a rischio annullamento proprio per il difetto di omologazione originaria.

L’iter del decreto e la scadenza del 4 maggio 2026

Il percorso burocratico per l’entrata in vigore definitiva del provvedimento segue una tabella di marcia internazionale. Dopo l’esame del tavolo tecnico con Viminale, MIMIT e ANCI dello scorso gennaio, il testo è approdato sulla piattaforma europea TRIS. Questo passaggio è necessario per consentire agli Stati membri e alla Commissione UE di sollevare eventuali osservazioni sulla conformità delle norme tecniche italiane.

Fino al 4 maggio 2026, il decreto resterà in una fase di stand-by obbligatorio. Parallelamente, il testo è al vaglio del Consiglio superiore dei lavori pubblici per gli aspetti legati alla sicurezza stradale. Solo dopo questa data il quadro normativo potrà dirsi operativo, offrendo ai comuni una base giuridica certa per la gestione dei dispositivi di controllo della velocità.

Solo il 29% dei dispositivi è a norma nella mappatura MIT

I dati forniti dal ministro tracciano uno scenario critico per le casse degli enti locali e per la certezza del diritto. Grazie alla piattaforma digitale attivata dal MIT per il monitoraggio della rete di controllo, è stato possibile effettuare un primo censimento reale sulla legittimità degli strumenti di rilevazione elettronica. Dall’analisi emerge che:

  • sul territorio nazionale sono stati rilevati informalmente circa 11mila autovelox;
  • i dispositivi registrati ufficialmente dagli enti locali sulla piattaforma sono circa 3mila 900;
  • di questi, appena il 29% risulta coerente con i rigorosi requisiti di omologazione e taratura previsti dal nuovo decreto.

Il restante volume di apparecchi dovrà essere sottoposto a revamping tecnologico o alla dismissione, per evitare che le future multe per eccesso di velocità vengano sistematicamente impugnate davanti ai prefetti o ai giudici di pace.