28 Aprile 2026, di Anna Fabi – PMI.it
Il welfare aziendale sta entrando sempre di più nella spesa quotidiana dei lavoratori. Secondo il Report Welfare di Randstad, i fringe benefit hanno raggiunto quasi il 74% del credito welfare utilizzato e oltre il 91% degli ordini totali, con un valore cresciuto del 34% in un anno e del 615% rispetto al 2021. Buoni spesa, carburante, e-commerce, rimborsi per scuola, sanità e bollette stanno trasformando il welfare in una seconda busta paga, utile alle aziende per aumentare il valore netto riconosciuto ai dipendenti e ai lavoratori per assorbire parte del caro vita.
Fringe benefit nel welfare aziendale
Il report Randstad fotografa un cambio netto nelle abitudini di utilizzo delle prestazioni di welfare. Su quasi 370mila transazioni analizzate nel 2025, per un valore superiore a 40 milioni di euro, la spesa media per ordine si attesta intorno a 110 euro. La parte più ampia del credito utilizzato riguarda gli acquisti, pari all’84% del totale speso, mentre i rimborsi rappresentano il 13% e i versamenti il 3%. Il dato conferma una tendenza già visibile nel mercato: il welfare viene usato soprattutto per beni e servizi di consumo immediato, con una funzione sempre più vicina all’integrazione del reddito.
Le soglie di esenzione sui fringe benefit e premi di risultato rendono questi strumenti più convenienti rispetto a una erogazione monetaria ordinaria, purché vengano rispettati limiti, requisiti e documentazione richiesta.
Boom di buoni per spesa, shopping, benzina e viaggi
Negli acquisti, il ruolo principale è dei buoni acquisto, che da soli concentrano l’83% della spesa e il 95% delle transazioni di questa categoria. La preferenza va a strumenti semplici, spendibili rapidamente e adatti a bisogni ricorrenti.
I canali di spesa più diffusi sono i supermercati, le transazioni e-commerce e i rifornimenti di carburante. Il dato sui supermercati arriva al 29%, seguito dall’e-commerce al 27% e dal carburante al 18%. Accanto alle spese essenziali, il report segnala anche una quota destinata a viaggi e vacanze, pari al 14%, e una più contenuta per tempo libero, spese mediche e corsi di formazione.
Rimborsi sempre più rari ma importi sempre più alti
I rimborsi welfare hanno un’incidenza più contenuta sul numero degli ordini, pari al 4%, pur arrivando al 13% del valore totale erogato. Questo indica un utilizzo meno frequente rispetto ai buoni acquisto, legato però a spese mediamente più elevate. Le voci più rilevanti riguardano scuola e sanità. Le spese scolastiche assorbono il 26% del valore dei rimborsi, mentre spese mediche e cassa sanitaria arrivano al 24%. Seguono università, asili, campus scolastici, trasporti, bollette, assistenza e servizi familiari.
Soglie fiscali e valore netto per i dipendenti
Il successo dei fringe benefit aziendali si lega anche alla fiscalità. Il comunicato Randstad richiama le soglie di esenzione fissate a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per quelli con figli a carico fino al 2027 incluso. Per le imprese, questo consente di riconoscere premi e benefit con un vantaggio sul costo del lavoro. Per i dipendenti, il credito welfare può tradursi in beni, servizi e rimborsi con un valore percepito più vicino al netto disponibile. Il tema riguarda anche casi specifici, come i fringe benefit sui mutui dei dipendenti, dove il calcolo fiscale richiede attenzione alle regole del TUIR e alle soglie applicabili.
Welfare come leva retributiva
Il Report Welfare segnala un uso del welfare sempre più legato alla retribuzione complessiva. I fringe benefit vengono usati come risposta immediata ai bisogni dei lavoratori, soprattutto quando riguardano spese ricorrenti come alimentari, carburante, istruzione, sanità e utenze domestiche.
Per le aziende, il tema entra nelle scelte di attrazione e trattenimento del personale. Il welfare ben costruito permette di aumentare il valore riconosciuto ai dipendenti, migliorare la percezione del pacchetto retributivo e rafforzare la relazione con la popolazione aziendale. È la stessa traiettoria già emersa nell’analisi sul welfare nel 2026 tra benefit e stipendi, dove la personalizzazione dei servizi assume un ruolo crescente.
Il welfare nelle PMI tra costo del lavoro e caro vita
Il dato Randstad si inserisce in un mercato in cui anche le PMI guardano con più attenzione ai fringe benefit. Gli importi medi restano diversi rispetto ai grandi piani aziendali, ma l’esigenza è simile: offrire strumenti spendibili, comprensibili e utili per le spese familiari. La crescita dei fringe benefit nelle PMI mostra come questi strumenti stiano uscendo dalla logica del benefit accessorio. Per molte aziende diventano una componente della politica retributiva, da coordinare con premi di risultato, buoni pasto, rimborsi e servizi di welfare.
Per evitare dispersione, il piano va costruito sui bisogni reali dei dipendenti. Il report Randstad indica una direzione chiara: quando il welfare viene speso soprattutto in supermercati, carburante, scuola e sanità, il messaggio per le imprese è che la domanda dei lavoratori riguarda prima di tutto il bilancio familiare.
