21 Aprile 2026, di Teresa Barone – PMI.it
Su oltre 1.052 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro depositati nel settore privato, solo 150 risultano effettivamente applicati nel comparto di riferimento. È il risultato della sperimentazione avviata l’11 aprile 2025 dalla Commissione dell’informazione del CNEL, che il 20 aprile 2026 ha approvato all’unanimità la riorganizzazione definitiva dell’archivio nazionale CNEL dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, su iniziativa del presidente Renato Brunetta.
Gli altri 800 e più sono stati spostati nella sezione “altri contratti” perché coinvolgono meno dell’1% dei lavoratori del settore cui formalmente si riferiscono. Con l’approvazione definitiva le soglie si alzano, le schede contratto diventano operative e l’archivio si struttura per settori Ateco.
Solo 150 CCNL reali su oltre mille firmati
L’operazione mette in cifre un fenomeno noto agli addetti ai lavori ma mai reso così visibile: la quasi totalità dei lavoratori dipendenti privati è coperta da un numero ristretto di contratti. I 212 CCNL firmati dalle federazioni di CGIL, CISL e UIL rappresentano il 96,1% dei 14,7 milioni di lavoratori tracciati dai flussi Uniemens dell’INPS — dato misurato nella fase sperimentale con soglia all’1%. Con le nuove soglie approvate il 20 aprile, il perimetro si stringe ulteriormente: circa 99 CCNL di CGIL, CISL e UIL coprono oltre il 97% dei lavoratori del settore privato.
All’opposto, i 688 contratti sottoscritti da organizzazioni non riconducibili al sistema CGIL-CISL-UIL — né a UGL e Confsal — coprono complessivamente 267.851 lavoratori, pari all’1,8% del totale. La concentrazione è evidente anche per settore: nella metalmeccanica, i contratti nella sezione principale dell’archivio scendono da 51 a 5, quelli con radicamento comparativo reale nel comparto.
Le nuove soglie approvate dalla Commissione collocano nell’archivio principale solo i contratti che superano il 5% dei dipendenti della categoria contrattuale di riferimento; una sezione intermedia accoglie quelli tra il 3% e il 5%. Chi non raggiunge il 3% non viene eliminato dall’archivio ma collocato in una sezione separata, accessibile ma distinta dai contratti di settore. L’operazione è liberamente consultabile sul sito istituzionale del CNEL.
La mappatura Uniemens e le ricadute sugli appalti pubblici
Per ogni contratto presente nell’archivio viene ora indicato il numero di aziende e di lavoratori cui si applica, elaborato attraverso i flussi Uniemens. La mappatura è raccordata ai codici Ateco e, secondo il professor Michele Tiraboschi — ordinario di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia e consigliere esperto del CNEL — questo la rende strumento direttamente utile negli appalti pubblici, dove le stazioni appaltanti devono individuare il CCNL che le imprese aggiudicatarie sono tenute ad applicare. Una funzione con ricadute dirette sul dumping contrattuale: chi si occupa di vigilanza e controllo in materia di lavoro può verificare con maggiore immediatezza quali contratti hanno effettiva applicazione nel settore e quali no.
Le schede contratto e l’archivio definitivo
Con l’approvazione del 20 aprile 2026 diventano operative le schede contratto standardizzate, con contenuti normativi e retributivi verificabili e aggiornati. Strumenti pensati per esercizi di benchmark e valutazioni di equivalenza tra contratti diversi — un riferimento utile in primo luogo per le imprese impegnate in gare d’appalto e per i consulenti del lavoro che devono orientarsi tra contratti applicabili a platee simili di lavoratori.
Il presidente Brunetta ha definito la riorganizzazione una svolta metodologica prima ancora che amministrativa: l’obiettivo dichiarato è affrontare con strumenti più solidi il nodo dei salari bassi e del dumping contrattuale. Le principali confederazioni sindacali — CGIL, CISL, UIL — e le associazioni datoriali hanno espresso valutazione positiva sull’operazione, pur segnalando che la sola riorganizzazione dell’archivio non risolve il nodo della misurazione della rappresentatività delle parti firmatarie, tema che richiede ulteriori interventi normativi o pattuizioni tra le parti sociali. Il nuovo archivio, costruito su dati Uniemens, settori Ateco e soglie di radicamento verificabili, diventa da oggi il punto di riferimento istituzionale per il dibattito sui contratti collettivi in Italia.
